Terapie farmacologiche

Terapie farmacologiche

I farmaci antiaritmici sono in grado di modificare le proprietà elettriche del cuore e la sua risposta agli stimoli, in modo da prevenire o interrompere le aritmie. L’effetto è ottenuto alterando la risposta dei canali che permettono alle cellule di far circolare molecole con carica elettrica (gli ioni), responsabili dell’attività elettrica dei tessuti. I farmaci antiaritmici sono raggruppati in vari gruppi (classificazione di Vaughan Williams) a seconda delle loro caratteristiche di azione sul tessuto cardiaco:

Classe I: inibizione dei canali rapidi del sodio:

Sottogruppo Ia (chinidina, disopiramide, procainamide): hanno solo un moderato effetto sui canali del sodio e prolungano il potenziale d’azione (la fase di attivazione elettrica cellulare), inoltre, alcuni di questi farmaci, come la chinidina, riducono la forza contrattile del cuore e non possono essere sommonistrati a pazienti con scompenso cardiaco o altre malattie di cuore.

Sottogruppo Ib (lidocaina, mexiletina, difenilidantoina): bloccano debolmente i canali del sodio e possono ridurre la durata del potenziale di azione cellulare. Il loro uso è limitato ai disturbi del ritmo che originano nei ventricoli.

Sottogruppo Ic (flecainide, propafenone, cibenzolina): sono potenti bloccanti dei canali del sodio e rallentano la propagazione dell’impulso elettrico. Essi possono essere usati in alcune forme di aritmie atriali nei pazienti senza altre cardiopatie strutturali.

Classe II: bloccanti i recettori beta adrenergici:sono impiegati per curare l’Ipertensione Arteriosa, per controllare l’Angina Pectoris (dolore toracico) e nei pazienti che hanno avuto un Infarto Miocardico per prevenire recidive di attacchi di cuore. Nei pazienti con Scompenso Cardiaco, i Beta-Bloccanti migliorano il consumo di ossigeno e il lavoro del cuore. Essi riducono alcune forme di battito irregolare (Extrasistoli) e aiutano il cuore a battere più regolarmente. I Beta-bloccanti più noti sono: acebutololo, atenololo, bisoprololo, carvedilolo, esmololo, metoprololo, nadololo, propranololo, timololo.
Classe III: bloccanti i canali del potassio iK (amiodarone, bretilio, sotalolo):allungano la durata del potenziale d’azione, senza influenzare la conduzione elettrica. Questa classe di antiaritmici sono gli unici che possono essere usati sia nelle aritmie atriali che ventricolari, senza deprimere la funzione contrattile del cuore. L’amiodarone e il sotalolo sono i farmaci più frequentemente usati. Tuttavia, anche per questa classe di farmaci sono necessari controlli cardiologici regolari, a causa del rischio di nuove aritmie (Torsades des Pointes) e degli effetti indesiderati dei farmaci.

Classe IV: inibitori dei canali lenti del calcio (diltiazem, verapamil): sono farmaci dilatano i vasi sanguigni e possono deprimere la contrattilità del cuore. Essi sono spesso usati per curare l’Ipertensione e in alcuni tipi di aritmie sopraventricolari, ma richiedono molta cautela nei pazienti con altre forme di cardiopatia.

Il diverso meccanismo di azione rende ogni farmaco ed ogni gruppo più o meno indicato a seconda dell’aritmia che deve essere trattata e della malattia cardiaca di base del paziente.

La terapia con farmaci antiaritmici non cura il motivo per cui si sviluppa una aritmia, ma modifica le caratteristiche elettriche del cuore interrompendo l’aritmia in atto o prevenendo ulteriori episodi. Quindi la protezione che deriva dalla terapia si ha solamente durante il trattamento, che può essere necessario anche per un tempo indefinito, sempre seguendo le indicazioni e le dosi prescritte. In alcuni casi è necessario dosare la quantità di farmaco disciolta nel sangue per verificare che la dose sia sufficiente ad ottenere l’effetto terapeutico desiderato.

In aggiunta, come tutti gli altri farmaci, gli antiaritmici possono esplicare la loro azione non solo sul “bersaglio” prescelto (in questo caso l’attività elettrica del cuore) ma anche su altri organi ed apparati, dando luogo ai cosiddetti effetti collaterali. Tra questi alcuni sono di scarsa importanza e da considerare normali durante quella determinata terapia, mentre altri possono essere pericolosi e devono essere tenuti sotto controllo eseguendo, ad esempio, accertamenti periodici.