Crioablazione, nuovo alleato

Tags: , | 15th maggio, 2015

La Fibrillazione Atriale (FA) è un’aritmia cardiaca atriale caratterizzata da un’attività elettrica disorganizzata e rapida che rende impossibile una effi cace contrazione dell’atrio stesso. «Nonostante in sé non costituisca un rischio diretto e immediato di morte, la Fibrillazione Atriale può portare a gravi complicazioni come ictus, insuffi – cienza cardiaca, ospedalizzazione e decesso prematuro», spiega il dottor Saverio Iacopino, direttore della Divisione di Aritmolgia ed Elettrofi siologia degli Istituti Clinici di GVM Care & Research di Anthea Hospital di Bari e Città di Lecce Hospital di Lecce. La fi brillazione atriale si può riconoscere da una varietà di sintomi: «Alcuni pazienti con fi brillazione atriale possono non avere sintomi, in altri viene scoperta solo per caso. Molti si lamentano di palpitazioni e segnali comuni sono respiro corto, stanchezza, dolore al petto e vertigini. I farmaci per rallentare la frequenza cardiaca o per controllare il ritmo cardiaco di solito sono in grado di ridurre i sintomi o possono farli sparire del tutto», prosegue il dott. Iacopino. Da un paio di anni, oltre alle procedure classiche che utilizzano come energia la radiofrequenza (energia calda), si sta diffondendo la crioablazione nel trattamento della Fibrillazione Atriale che utilizza come energia il freddo. «La tecnica consiste nell’introduzione di una guida nella vena polmonare su cui viene fatto scorrere “over the wire” un palloncino gonfi abile. Una volta posizionato il palloncino nell’antro di una vena polmonare, lo stesso viene gonfi ato e spinto fi no a “tappare” l’antro della vena», precisa lo specialista. «A questo punto, il palloncino viene ghiacciato a temperature di -50°/-70° per 5-10 minuti. Lo scopo è di creare una lesione circonferenziale isolando la vena polmonare. Il procedimento viene poi ripetuto, se necessario, per tutte le quattro vene polmonari. A parità di effi cacia rispetto alla tecnica classica con radiofrequenza che può impiegare anche un mappaggio tridimensionale o un catetere mappante Lasso e l’ablazione eseguita punto a punto, la crioablazione sembra avere una serie di vantaggi, nonostante studi comparativi precisi siano ancora in corso. Prima di tutto la crioablazione sembra, da studi pubblicati, riportare risultati migliori nelle forme parossistiche e nei pazienti giovani; la procedura d’intervento, poi, ha tempi dimezzati, grazie a una tecnica più semplice e minori complicanze. Da non sottovalutare, infi ne, la minor esposizione radiologica sia del paziente che del chirurgo», conclude il dott. Iacopino.

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