Cardiologia: in Italia il nuovo defibrillatore biventricolare compatibile con la risonanza magnetica

Tags: | 3rd maggio, 2016

di Saverio Iacopino, direttore del Dipartimento di Aritmologia ed Elettrofisiologia di Maria Cecilia Hospital, Cotignola (RA)

Sono oltre 22 milioni le persone nel mondo che soffrono di scompenso cardiaco, con un’incidenza pari a 2 milioni di nuovi casi l’anno. In Italia, gli ultimi dati disponibili parlano di 747.000 pazienti costretti a vivere, quotidianamente, con un cuore che non è più in grado di svolgere normalmente la sua funzione di pompa. Una disfunzione che porta ad un accumulo di liquidi negli arti inferiori, nei polmoni e in altri tessuti del corpo.

La soluzione è il ricorso a un defibrillatore cardiaco, ovvero un dispositivo elettrico impiantato chirurgicamente sottocute nella regione pettorale, preferibilmente a sinistra, e collegato alla parete interna del cuore da elettrodi che vengono posizionati negli atri e nei ventricoli tramite un catetere introdotto lungo la via venosa. Il dispositivo genera piccoli impulsi elettrici in grado di eseguire (se occorre) una defibrillazione efficace nel 95 per cento dei casi, di fornire una stimolazione cardiaca naturale di atrio e ventricolo e di monitorare l’attività ritmica del cuore.

Si tratta di device sempre meno invasivi e di facile applicazione, tuttavia, esiste ancora una percentuale di pazienti cosiddetti non responders, ovvero che non riescono a beneficiare totalmente della terapia. Per risolvere questo problema è necessario modificare manualmente i diversi parametri del dispositivo impiantato.

Da oggi, però, c’è un nuovo e più efficace defibrillatore biventricolare impiantabile dove i parametri della stimolazione sono adeguati automaticamente e costantemente sulla base delle condizioni dell’individuo. Una svolta per la cardiologia e per la vita dei pazienti. Il suo utilizzo è rivolto al trattamento di soggetti ad alto rischio di morte improvvisa per scompenso cardiaco ed è compatibile con le indagini diagnostiche più comuni come la Risonanza Magnetica, sia a 1,5 che a 3 Tesla. Il dispositivo, infatti, è in grado di mantenere costante la capacità di elettrostimolazione del cuore lungo l’intero ciclo di vita del sistema. Inoltre, grazie al suo spessore, di soli 13 millimetri, risulta perfettamente tollerato dalla quasi totalità dei pazienti: anziani, giovani, magri, di bassa statura o di sesso femminile.

La grande sfida ora è – come definito nell’Expert Consensus Statement on CRT EHRA/HRS (raccomandazioni internazionali sul trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco) – massimizzare il numero di persone che potranno beneficiare appieno dei vantaggi di questa nuova terapia di resincronizzazione cardiaca. Chi è affetto da scompenso cardiaco, infatti, se non adeguatamente e tempestivamente trattato, può incorrere in un’aspettativa di vita pesantemente compromessa. Lo scompenso cardiaco è responsabile dell’1-2 per cento della spesa totale per l’assistenza sanitaria nel nostro Paese, una spesa che potrebbe essere ridotta grazie a questo nuovo defibrillatore cardiaco biventricolare, da oggi disponibile e impiantabile in circa il 20 per cento dei pazienti. Questo sistema permette di aumentare la risposta alla terapia riducendo, di conseguenza, i costi diretti e indiretti del Sistema sanitario.

Presso il mio ospedale, Maria Cecilia Hospital (Cotignola), abbiamo portato a termine con successo il primo impianto su un paziente di 78 anni affetto da grave scompenso cardiaco da pregresso infarto refrattario a terapia farmacologica, complicato da fibrillazione atriale recidivante, insufficienza renale cronica e diabete mellito. L’uomo, benché portatore di un dispositivo medico impiantabile, potrà sottoporsi, se necessario, all’esame di risonanza magnetica su tutto il corpo, anche con la nuova tecnologia di campo magnetico a 3 Tesla per ambiti diagnostici complessi. Possibilità, questa, che sino ad oggi era preclusa ai portatori di defibrillatore impiantabile biventricolare.

Una grande novità anche perché si stima che, in Italia, il 40 per cento dei pazienti con defibrillatore cardiaco deve sottoporsi, entro quattro anni dall’impianto, ad un esame con risonanza magnetica, indagine clinica fondamentale per la corretta diagnosi di molte patologie. La nuova tecnologia consente, quindi, di prescrivere la risonanza magnetica e, pertanto, di giungere ad una diagnosi appropriata di eventuali condizioni patologiche anche letali.

La terapia con dispositivo biventricolare si è dimostrata efficace nel ridurre in maniera significativa la mortalità e le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e, per questo, è stata inserita nelle linee guida in Classe di indicazione IA. I nuovi dispositivi impiantati, infatti, vanno nella direzione di migliorare ulteriormente la gestione del paziente con scompenso cardiaco.